sabato 7 febbraio 2015

L'utero e' mio e me lo reprimo io

L'internet degli indignati sulle barricate e' bello non solo per le esibizioni di disagio mentale che si innalzano sulla cresta dello sdegno. Le conseguenze spesso sono anche piu' esilaranti.
Dopo decenni di modelle scheletriche e altrettanti decenni di polemiche sulle povere bambine anoressiche per colpa della societa' dell'immagine, le aziende di moda hanno deciso di rispondere alle gravi preoccupazioni di gente che non ha un cazzo da fare nella vita.

Ovviamente l'idea di usare come modelle delle donne normali, sane, normopeso per dirla scientificamente non avrebbe fatto nessun scalpore e quindi e' stata immediatamente scartata con una risata. L'intuizione geniale e' stata quella di prendere degli esseri piu' simili a una balena spiaggiata e infilarli in qualche intimo ritagliato da una mongolfiera di pizzo sotto il nome di "modelle curvy".

Io direi piu' "bulky", ma tant'e'.
Il messaggio pubblicitario sottinteso e' "Con il nostro intimo, sarai sexy anche se pesi come un Ducato", ma alla fine l'obiettivo e' quello di creare caciara sul web, con ottimi risultati.

La reazione del pubblico, scremata di insulti e berciate varie, si divide sostanzialmente in due gruppi. Un primo, principalmente femminile, che scrive robe tipo "E' bellissima" o "E' bellissima lo stesso" (aggiungente "k", "..." e sgrammaticature a piacere) e un secondo che fa notare che tutta l'approvazione e la legittimazione del mondo non salvano un ciccione dalle malattie cardiovascolari. Che sarebbe il punto di vista sano di mente, se il commentare seriamente una campagna di una casa di intimo non escludesse a priori qualsiasi possibilita' di sanita' mentale.

Quello che e' interessante pero' e' che tutto questo non e' assolutamente rivolto agli uomini. Con o senza campagna di marketing, la meta' degli uomini si scoperebbero tranquillamente una donna ricoperta di rotoli di grasso, mentre l'altra meta' avrebbe al massimo bisogno di una mezza bottiglia di vodka.

L'intera questione dell'immagine della donna, non ha assolutamente niente a che fare con i maschi. L'uomo medio si porterebbe a letto qualsiasi essere umano vagamente femminile. Alta, bassa, grassa, magra, larga, giovane, vecchia non fa nessuna differenza e comunque viene raramente percepito. Certo, non lo ammettiamo apertamente perche' la societa' ci ha insegnato che alla domanda "Come ti piacciono le donne" rispondere "Calde" non fa fare una gran figura, ma e' una realta' molto ovvia.

Tutte le manfrine delle neofemministe moderne sulla dittatura della minigonna, l'ansia della depilazione, l'immagine del corpo della donna sono una faccenda interamente femminile. D'altra parte le modelle anoressiche photoshoppate sono di solito ritratte sulle riviste patinate del gentil sesso, difficilmente sulla Gazzetta dello Sport.

Le adolescenti grassocce vengono tipicamente vessate dalle compagne di scuola, i maschi sono d'altronde troppo occupati a masturbarsi per fare qualunque altra cosa.

Dal punto di vista del funzionamento della societa', ci saranno sicuramente dei motivi per questo fenomeno. Ma dal punto di vista storico e' mostruosamente divertente pensare che la parabola del femminismo consiste in un centinaio di anni di lotte furibonde per liberarsi dalla repressione maschilista per potersi finalmente reprimere fra donne.

venerdì 14 novembre 2014

Droni

Nel 1970 il buon Michail Gorbačëv se ne venne fuori con un piano delirante per estendere l'influenza dell'Unione Sovietica sull'intero medio oriente e parte del Nord Africa. L'esercizio di disagio mentale, richiedeva come condizione fondamentale quella di prendere saldamente il controllo dell'Afghanistan, teoricamente gia' comunista ma politicamente piuttosto indipendente dall'Unione Sovietica. La questione non sembrava porre problemi, cosa potevano mai fare degli stupidi pastori contro la potenza delle armate sovietiche?

Quando i carri armati dell'Armata Rossa passarono il confine, l'amministrazione USA comincio' rapidamente a fornire di armi di ogni genere i ribelli Afghani e a fregarsi le mani molto forte e molto a lungo all'idea di far divertire un po' i Sovietici con lo stesso giochino che si erano ritrovati loro in Vietnam.

Dieci anni dopo, l'Armata Rossa se ne tornava mesta mesta a casa, in coda a un fiume di bare e feriti. La sconfitta in Afghanistan avrebbe presto piantato una pietra tombale su una Unione Sovietica gia' colpita ampiamente da una situazione sociale, politica ed economica degradata.

Possiamo facilmente immaginare il debriefing delle agenzie statunitensi coinvolte nell'operazione.

"Signori, semplicemente con l'aiuto qualche tonnellata di Kalashnikov di contrabbando e una manciata di Stinger, i Taliban sono riusciti a sconfiggere il piu' potente esercito di terra del mondo e a farci vincere la guerra fredda."

Applausi scroscianti, rumore di calici che tintinnano.

"Ora abbiamo una idea straordinaria. Invadiamo noi quei poveri stupidi pastori, cosa mai potranno fare contro la potenza delle nostre forze armate?"

Dopo tredici anni a cercare di girare un seguito non ufficiale de "L'armata Brancaleone" in un luogo dove si spara davvero, le forze armate occidentali, comicamente unite sotto il nome di ISAF hanno iniziato a comprendere di aver probabilmente fatto un piccolissimo errore di valutazione. Ma ritirarsi come hanno fatto i Sovietici sarebbe troppo semplice, quindi la psicosi continua.

Mentre i poveri eserciti della coalizione internazionale vengono triturati e fatte esplodere a ogni metro di strada, la potente tecnologia occidentale viene in aiuto creando veicoli sempre piu' comicamente blindati in cui infilare soldati sempre piu' terrorizzati. I Talebani ovviamente sghignazzano, scrollano le spalle e si limitano ad aggiungere piu' esplosivo alle bombe.
MRAP, la paranoia fatta veicolo
Ma la vera innovazione per rendere la guerra piu' comica, e' il drone. Il drone consiste in un aeroplanino telecomandato troppo cresciuto in grado di eseguire operazioni di ricognizione e all'occorrenza essere armato per attaccare obiettivi al suolo.

L'opinione pubblica ha reagito immediatamente con preoccupazione e indignazione verso una guerra che diventa sempre piu' meccanica e disumana. Volete mettere il calore umano che si prova nel sapere che la GBU-31 che sta incenerendoci casa con noi dentro e' stata lanciata da un bell'aereo con un pilota umano, magari pure simpatico, invece che da un freddo drone comandato da decine di migliaia di kilometri di distanza?

Son soddisfazioni importanti, anche se brevi.

 Il drone militare in realta' e' una vecchia idea, risalente addirittura alla seconda guerra mondiale e immediatamente abbandonata per motivi che dovrebbero essere piu' che ovvi a una qualsiasi persona dotata di un minimo di cervello.

Gli ingegneri statunitensi, invece, devono essersi detti: "Certo, abbiamo il dominio totale dell'aria, praticamente gli aerei sono l'unica cosa che non riescono a farci fuori, ma perche' mai dovremmo mandare dei piloti umani a fare qualcosa che potremmo fare con un congegno elettronico?"

Il perche' gli e' stato spiegato poco dopo dagli Iraniani che si sono immediatamente premurati di fregargli un drone che girava dalle loro parti, usando qualcosa che io amo immaginarmi come un telecomando gigante o un retino alto svariati kilometri.

Si, lo so, ma lasciatemi sognare.

Ovviamente il drone era costruito con la piu' recente, costosissima e segretissima tecnologia stealth che, altrettanto ovviamente, gli Iraniani si stanno copiando a man bassa.

Obama e' anche riuscito ad avere la faccia tosta di chiedere all'Iran la restituzione del drone. La risposta dell'Iran e' stata piu' o meno questa:

Per capire pero' la portata di idiozia autolesionista di mettere la piu' recente tecnologia militare su degli aeroplani radiocomandati, bisogna fare una piccola premessa.

I rivoluzionari e i guerriglieri in generale, di solito sono gente colta. Al contadino spalatore di merda che come unica aspettativa del futuro ha di sapere se l'anno prossimo morira' o meno di fame causa carestia, non importa davvero molto della politica. Anche perche' alla politica non importa davvero molto di lui.

Che siano i proletari, cioe' di fatto gli operai che si sono trasferiti in citta', hanno ottenuto un salario e avuto accesso a qualche mezzo di informazione o una nuova borghesia arricchita con i commerci, i rivoluzionari sono gente che ha un livello di istruzione piu' alto della media della popolazione.

Nel ventunesimo secolo, questo significa laureati.

Quando parliamo di laureati, ovviamente non dobbiamo pensare a gente che ha frequentato il DAMS o scienze della comunicazione. Non riesco a pensare a un figlio in Afghanistan che va dal padre a dirgli "Papa', devi pagarmi il corso di Scienze Politiche" senza essere immediatamente essere utilizzato come kamikaze. Difatti non ne risultano.

Quando parliamo di laureati, parliamo di ingegneri. Al Qaeda e' fatta di ingegneri e non c'e' motivo di pensare che le altre organizzazioni simili abbiano organici molto diversi.

Ora e' importante cercare di immaginarsi le montagne rocciose dell'Afghanistan, un panorama brullo e devastato. Al margine di una caverna, un miliziano Talebano imbraccia il suo AK-74 mentre e' di guardia tormentandosi perche' ha sprecato la sua gioventu' a dare esami di analisi, di fisica e a spaccarsi il cervello per laurearsi in ingegneria delle telecomunicazioni invece di dare fondo alle coltivazioni di oppio come i suoi amici, e ora tutto cio' e' completamente inutile perche' sono anni che combatte una guerra dove al massimo ha usato la fisica delle scuole superiori per calcolare la parabola di un mortaio.

Improvvisamente un rumore insolito dal cielo attrae la sua attenzione. Veloce si butta al riparo ed estrae un binocolo. Un aereo? No, e' piccolo ed'e' a elica. Un drone! E' il giorno piu' bello della sua vita. Finalmente tutti gli ardui studi serviranno a qualcosa. Lancia via il suo fucile e corre sul fondo della caverna a svegliare gli altri.

Ora Al Queda sta avviando programmi per dotarsi di contromisure elettroniche per combattere e, sicuramente, fregarsi dove possibile i droni americani e sicuramente questo ci donera' a breve un sacco di lulz.

giovedì 13 novembre 2014

Breve storia dell'evoluzione della corruzione

Breve storia dell'evoluzione della corruzione negli ultimi anni.
Una volta si faceva un appalto, gli appaltatori pagavano delle tangenti ai politici, che assegnavano l'appalto a chi pagava e poi gli appaltatori ottenevano pagamenti gonfiati dallo stato.
Il sistema aveva alcuni problemi:
1) Ogni tanto qualcuno veniva beccato con la valigetta di contanti in mano
2) Ogni tanto qualche giornalista faceva notare che la stessa opera in germania costa un millesimo
3) Soprattutto quando costruivi un ospedale fatto di sabbia e cartone, dopo qualche mese veniva giu' e se ci scappava il morto erano cazzi perche' comunque quando ci scappa il morto la gente si incazza.
Dopo mani pulite il sistema e' stato migliorato. Intanto si e' messa molta piu' enfasi sulla progettazione. La progettazione permette di pagare consulenze stratosferiche ad amici, parenti, amici di parenti, parenti di amici e coniugi senza dover fare praticamente nulla. Pero' per quanto uno possa progettare una stazione spaziale delle dimensioni del colosseo, fatta in oro massiccio e da orbitare in L1, e' difficile spendere - rubare - piu' di tanto per la fase di progettazione. Se si vogliono i miliardi, bisogna andare alla realizzazione.
E qui' arriva il genio.
Se invece di progettare una autostrada, progettiamo un inceneritore di rifiuti chimico-batteriologico-esplosivi-nucleari e lo mettiamo in centro alla citta', dentro un ospedale a fianco di un asilo, il giorno dopo mi appare un conveniente movimento di protesta con un qualche nome tipo NO-INCENERITORE.
A questo punto il dibattito pubblico e' bloccato in una succosa caciara ideologica fra poliziotti fascisti e manifestanti terroristi, con la moviolona della manganellata e il fotofinish della molotov. I giornalisti hanno un sacco da scrivere e sono felici.
I lavori non si possono iniziare, ovviamente, e nel frattempo siamo tutti liberi di comperarci partecipazioni delle societa' appaltatrici, mettere figli, zii, nipoti, mogli e mariti nel CDA, farci assumere come consulenti.
Dopo dieci anni il TAR scopre che c'e' una norma - che all'occorrenza si fa noi - che dice che, no, non si puo' far passare i bidoni di rifiuti radiattivi nella corsia di ostetricia, sei mesi di dibattito giudici cattivi-giudici buoni e il progetto viene lanciato nel cesso.
Alle societa' appaltatrici - noi ormai - che non hanno fatto un cazzo, paghiamo una penale pari al PIL di uno stato africano e grandi brindisi e manate sulle spalle. Pure i manifestanti son contenti che hanno bloccato l'inceneritore cattivo.

venerdì 11 luglio 2014

Un racconto di fantascienza a puntate, capitolo primo

1. Invasione



Cosi’ comincia, con un puntino luminoso su una mappa tridimensionale. Un puntino che diventa molti puntini e quei puntini, piccoli pezzetti di luce sospesi a mezz'aria, diventano nella mente di chi li guarda scuri scafi di metallo che si muovono nel vuoto dello spazio.


Nell’istante in cui il laser disegnava all’interno dell’ologramma i simboli delle navi in avvicinamento e l’allarme suonava nella sala di controllo dei sensori orbitali, le strade di Nueva Paz erano percorse da una piccola folla di persone che si era da poco svegliata per recarsi al lavoro, camminando i larghi viali fra le basse case dei quartieri residenziali periferici, circondati da giardini, per giungere nella zona centrale dagli alti palazzi degli uffici. L’inzio della stagione calda, che su Sirio terzo durava solo sessanta giorni, aveva fatto si che molti avessero deciso per una lunga passeggiata al posto dei piu’ rapidi mezzi di trasporto pubblico.


Marco quel giorno era rimasto nel letto, approfittando del fatto che non erano previsti arrivi di navi da cargo nello spazioporto orbitale per le prossime settimane aveva potuto indulgere in qualche giorno di vacanza. Quando il telefono suono’ era comodamente aggrovigliato alle lenzuola, di traverso sul letto matrimoniale, abbracciato a un cuscino mentre l’altro giaceva sul pavimento poco lontano. La sveglia segnava le ore undici, sua moglie Barbara lo avrebbe gia’ svegliato da tempo, ma in quel momento lei si trovava a poco meno di nove anni luce da lui, in visita sulla terra.


“Tenente di complemento Marco Foresti? E’ comandato di presentarsi immediatamente alla caserma Schultz nel distretto orientale”. Quelle parole erano completamente assurde, la prossima esercitazione non era prevista che fra due mesi e da quando Marco faceva parte dei riservisti dell’esercito non si era mai verificata una esercitazione a sopresa.


La caserma era un edificio basso, spoglio, circondato da un anacronistico muro di cemento armato sovrastato da un reticolato di filo monomolecolare. Fra il cancello d'entrata e la porta del caseggato, un vasto piazzale dove si trovavano raggruppate alcune centinaia di uomini. Pochi indossavano la divisa e l'intero battaglione era sparso disordinatamente mentre altri fanti stavano ancora arrivando. In fondo questa era una unita' di riservisti e probabilmente fino a pochi minuti fa queste persone erano sedute alla scrivania davanti intenti in tutt'altro.


Il generale di divisione Fernando de Silva era in piedi davanti a una riproduzione tridimensionale del territorio nei pressi di Nueva Paz. La sede del comando di stato maggiore era una stanza sotterranea con pareti di robusto metallo, illuminata piu' dagli innumerevoli schermi e ologrammi a mezz'aria e sui tavoli tattici che dalle lampade poste sul soffitto. Un tenente colonnello entro' nella stanza e si avvicino' a Fernando:
"Generale,  i comandi riportano che la centoventesima e la centoventitreesima divisione di riservisti sono in fase di mobilitazione, la trentesima divisione e' stata mobilitata ed'e' in attesa di ordini.


Fernando si volto' verso la mappa dello spazio attorno al pianeta, Sirio terzo aveva una forza militare piuttosto consistente per essere un pianeta periferico privo di importanti installazioni militari, ma dalle dimensioni della flotta che si stava avvicinando, presto gli sarebbero piombate addosso almeno dieci, piu probabilmente dodici, divisioni. Una simile macchina bellica pero' non si poteva semplicemente lanciare sulla testa del nemico, le operazioni di sbarco avrebbero richiesto un'area sufficientemente vasta e relativamente pianeggiante: la logica e l'analisi della rotta delle navi nemiche indicavano chiaramente che il nemico sarebbe disceso a circa un centinaio di kilometri a sud da Nueva Paz, fortunatamente la citta' era affacciata sul mare dal lato nord e non poteva essere accerchiata. Fernando torno' alla  mappa strategica e comincio' a posizionare i simboli delle varie unita' da combattimento sulla riproduzione del terreno.


Nel corso delle ore precedenti Marco aveva preso il comando del suo plotone ed era stato trasportato con tutta la compagnia fino a una valle ai margini delle pianure meridionali, gli uomini avevano preso posto nelle posizioni assegnate e avevano cominciato a scavare trincee e preparare postazioni fortificate. Qualche kilometro dietro di loro continuavano i lavori per l'installazione delle batteria antiaeree e di artiglieria. Dopo poco tempo da quando erano arrivati, un camion consegno' loro una dotazione completa di armature da combattimento. Marco guardo' perplesso sia il conducente che il carico che portava: le armature da combattimento potevano fornire una eccellente protezione dalle armi leggere a distanza e dalle schegge da esplosione, oltre a migliorare la mobilita' del soldato e permettere l'uso di armi piu' pesanti grazie ai muscoli artificiali posti sotto le piastre corazzate di materiali compositi, ma erano anche ingombranti e generalmente considerate piu' utili in una situazione offensiva che difensiva.


Nonostante la lunga giornata estiva, il sole cominciava a calare verso ovest e questo innervosiva gli uomini del terzo battaglione: ormai la tecnologia di visione notturna aveva quasi azzerato le differenze fra combattimento notturno e diurno, ma l'ancestrale paura del buio continuava a rimanere ben presente negli uomini, che avrebbero preferito combattere di giorno. Marco decise di fare un giro attorno alle sue postazioni e usci' dal bunker, la terra scavata di fresco aveva un buon odore assieme a quello dell'erba. A circa cinquanta metri da lui c'erano due soldati seduti dietro un muretto sul quale avevano montato un'arma di squadra, quando Marco si avvicino', uno di loro sollevo' una mano in segno di saluto: la disciplina non era mai stata il punto forte delle milizie di riservisti.


Mentre il tenente si avvicinava per dare una bella lavata di capo al ragazzo, l'allarme suono' negli auricolari dell'armatura e sul visore tattico vide segnalato che le navette da sbarco e i gusci della fanteria d'assalto stavano entrando nell'atmosfera. Marco corse verso il bunker, accese e controllo' il sistema di comando della sua corazza e verifico’' che tutti i cinquanta uomini del plotone fossero connessi mentre lui stesso veniva inserito nella linea di comando sotto il comandante di compagnia. Sul display poteva vedere la posizione della sue truppe e quelle delle unita' vicine, mentre i numero vicino ai puntini rossi che rappresentavano il nemico continuavano a diminuire velocemente, indicando l'avvicinarsi a terra.

Qualcosa non stava andando per il verso giusto: l'artiglieria anti aerea avrebbe gia' dovuto aprire il fuoco contro i bersagli in avvicinamento, se il nemico riusciva a sbarcare senza opposizione avrebbero potuto evitarsi il disturbo di combattere e arrendersi subito. Mentre Marco pensava questo, la seconda ondata di contatti appari' sul visore e tutti i cannoni del mondo - letteralmente - incominciarono a sparare. Il rumore assordante prodotto dai proiettili ultrasonici delle railgun e le esplosioni dei missili riuscivano a penetrare anche il sistema audio della corazza, che era pensato per proteggere da rumori troppo intensi, mentre le esplosioni illuminavano il cielo a giorno. Chiunque guardando quello spettacolo avrebbe pensato che nessuno degli invasori sarebbe sopravvissuto, ma il tenente sapeva che una buona parte sarebbe passata oltre lo sbarramento, mentre la prima ondata, idenne, probabilmente toccava terra in quel momento.

venerdì 4 luglio 2014

A Sado Game of Maso Thrones

Dopo quattro stagioni penso che ormai lo abbiano capito tutti: A Game of Thrones e' una serie televisiva per gli amanti del sadomaso. E' evidente che il pubblico prescelto di HBO per questa produzione e' quello composto da coloro che amano accucciarsi ai piedi di donne statuarie, (poco) vestite di lattice, calzanti tacchi vertiginosi e attrezzate di ogni genere di gingillo volto a infliggere dolore e una qualche forma di perverso piacere al povero tapino di turno.

A me solitamente questa roba garba parecchio, ma A Game of Thrones non sono sicuro che mi convinca del tutto.

Certo, per chiunque sia dotato di un minimo di empatia, una stagione di questo show televisivo offra una ampia gamma di emozioni in gran parte sovrapponibili a quelle di essere legati a faccia in giu' su un tavolaccio con il culo - arrossato dai violenti colpi - brutalmente penetrato da un dildo piu' ispirato a una grossa melanzana che a un pene.

Ma anche il piu' indefesso annusatore di piedi, il piu' perverso amante del dolore fisico, il principe della frusta, il re dell'ano sfondato, alla fine della sua ordalia di urla belluine e sofferenza, pretende il suo meritato orgasmo prima di estrarre dolorosi oggetti da doloranti cavita', ripiegare la tutina di plastica e tornarsene a casa.

A noi invece danno ottanta minuti di battaglia finale inutile. Che e' un po come una altra dose di frustrate su chiappe che ormai hanno il colore di un pomodoro e la sensazione che diventa lentamente certezza che il tempo sta per scadere e non ci sara' spazio per nemmeno una sega.

Pero' la scena dove Varys sente le campane, sbianca, si gira e va a sedere affianco alla cassa di Tyrion per niente contento, mi e' piaciuta.

domenica 8 giugno 2014

Un racconto di fantascienza

Giovanni Wu Xiang era in piedi, guardava fuori dall’enorme finestrone che dava sullo spazio. Nella grande stanza attorno a lui i tavolini e le panchine rivolte verso l’esterno, che normalmente ospitavano a qualsiasi ora un gran numero di persone intente a mangiare o semplicemente a godersi il panorama, erano ora completamente vuote. Le luci poste in alto sul soffitto illuminavano il vasto spazio ma senza i rumori della gente e i colori e profumi del ristorante, la stanza aveva comunque un’aria cupa e fredda.

Dal finestrone si vedevano protendere due lunghi bracci della stazione, massicce forme rettangolari di colore scuro, illuminate dai colori verde e rosso delle luci di posizione. Aggrappate ai pontili d’ormeggio, le decine di forme oblunghe e disomogenee delle navi da battaglia: incrociatori, cacciatorpediniere e corvette appese per la coda perpendicolarmente ai lunghi moli. Al termine, parcheggiate lungo la fine dela banchina che si allargava a forma di “T”, le due imponenti e terribilli forme delle corazzate. Dalla sua posizione Giovanni poteva vedere piu’ di un sesto dell’intera flotta da battaglia terrestre. Altri due moli uguali erano nascosti alla sua vista dalla parte opposta della struttura, Giovanni sapeva che vi erano attraccate l’imponente porta-caccia ammiraglia della flotta e un recente incrociatore da battaglia.

L’immagine azzurra della terra al di sotto della stazione sembrava un gigantesco mappamondo, in quel momento rivolto verso l’Europa. Giovanni si fermo’ a pensare ai nove miliardi di persone che brulicavano la superficie. In quel momento le televisioni di tutto il mondo stavano trasmettendo l’annuncio dell’entrata in guerra e probabilmente ogni singolo abitante del pianeta stava fissando sbalordito il sugello mediatico dell’incombente massacro; ma dall’orbita alta della stazione nulla di tutto cio’ appariva sulla superfice tranquilla del pianeta. O quasi. Aguzzando la vista Giovanni poteva scorgere i puntini brillanti dei motori a fusione di alcune navette e cargo planetari che decollavano dalla superficie: un evento quantomai insolito dato l’elevato costo di questo mezzo di uscita dall’atmosfera rispetto all’efficiente ascensore spaziale.

Il meeting con gli ambasciatori della Confederazione delle Colonie Esterne era ormai finito da quasi un’ora e la nave dei delegati si era gia’ sganciata dal molo “C” uscendo dalla sua visuale. Le due lunghe settimane di trattative che si erano tenute nella grande sala riunioni al dodicesimo piano della stazione non avevano avuto esito, ne avrebbero potuto averlo. La lunga disputa sui diritti di sfruttamento minerario degli asterodi della fascia fra Marte e Giove, posta sul confine fra lo spazio controllato dalla Terra e dalle colonie della Luna e di Marte e quello controllato dalla Confederazione era in realta’ solo la punta di un Iceberg di tensioni fra i due contendenti che oramai duravano da quasi un secolo, ovvero da quando le Colonie aldila’ della cintura stessa avevano dichiarato la propria indipendenza dal pianeta Terra. In fondo le risorse minerarie della fascia d’asteroidi erano smisurate e piu’ che sufficenti per entrambe le fazioni, ma sin dalla secessione entrambi i governi avevano trovato conveniente identificare nell’altra fazione un nemico da temere per la popolazione, cosi’ una serie di incidenti fra gruppi minerari diversi in zone ad alta concentrazione di asteroidi sfruttabili che avrebbero facilmente potuto essere risolti per via diplomatica, erano diventati il casus belli perfetto per lo scatenarsi di un odio che era stato inculcato nelle persone per quasi un centinaio d’anni.

I diplomatici di entrambe le nazioni avevano svolto coscienziosamente i loro compiti, impegnandosi duramente e avevano in tutti i modi cercato di evitare lo sfociare di un conflitto aperto e per alcuni decenni ci erano anche riusciti, ma recentemente la vecchia Terra aveva iniziato a temere la crescita industriale e militare della Confederazione e gli establishment militari avevano colto l’occasione per spingere verso una guerra contro un nemico che ora era ancora inferiore ma che avrebbe potuto non esserlo a lungo. D’altra parte la Confederazione, in rapida espansione, aveva assunto un atteggiamento piu’ aggressivo durante i rapporti diplomatici e, sentendosi minacciata, aveva iniziato un rapido e massiccio processo di militarizzazione. La miccia di questo micidiale ordigno pronto ad esplodere, composta da una vasta opinione pubblica favorevole a un conflitto aperto, impregnata da un secolo di odio propagandato, era stata infine accesa dall’incidente dell’asteroide 6768ECB12, quando una nave mineraria Confederata si era scontrata con una Terrestre, apparentemente precedentemente in orbita.

Le crude immagini degli equipaggi morti negli incendi o per decompressione, riprese dalle telecamere delle due astronavi e ben presto giunte nelle mani dei giornalisti, avevano suscitato la rabbia delle popolazioni di entrambe le fazioni e i politici avevano trovato immediatamente conveniente additare come responsabili i rispettivi rivali per evitare che venissero esaminate le responsabilita’ interne. Spinti ad agire per rimediare a questa situazione, i politici avevano pensato di rinegoziare gli accordi per lo sfruttamento delle aree minerarie. Le delegazioni di diplomatici avevano discusso per lunghe giornate, cercando di risolvere una situazioni impossibile da risolvere, poiche’ le pretese di entrambi i contendenti erano esagerate e in contrapposizione e durante i lunghi colloqui le pressioni della politica - che subiva pressioni a sua volta dall’opinione pubblica che lei stessa aveva aizzato - e dei militari impedivano qualsiasi compromesso ragionevole. Dopo quindici giorni, i lavori vennero infine cancellati.

La Terra, forte della sua flotta piu’ vasta e piu’ potente di quella Confederata, ora si preparava ad attraversare la fascia degli asteroidi e dare battaglia vicino alle lune di Giove. I generali terrestri sapevano che il loro pianeta disponeva ancora di una potenza industriale piu’ elevata e di un esercito meglio armato e piu’ preparato e marciavano tronfi per i corridoi della base dichiarando che si sarebbe giunti a una rapida vittoria. Giovanni sapeva molto bene che le “rapide vittorie” erano solo dei miraggi creati dalla lunga esposizione a un periodo di supremazia condito dalla propaganda. La realta’ era che la flotta terrestre, per quanto imponente, non era mai entrata in guerra con un nemico che avesse realmente la possibilita’ di schierare una forza paragonabile. Nessuno sapeva come si sarebbe decisa questa guerra, con quali tattiche, con quali strategie, con che impatto sulle truppe e con quale dazio da pagare per le popolazioni civili. In questo contesto avere quaranta navi in piu’ o in meno poteva non fare nessuna differenza, avrebbe vinto chi meglio e prima avesse compreso questo nuovo modo di combattere.

La potente macchina da guerra terrestre, guardandola con un occhio piu’ critico, era progredita molto poco negli ultimi decenni. Le sue imponenti astronavi costruite probabilmente piu’ rincorrendo tangenti che l’efficenza operativa, il suo establishment militare fondato piu’ sui privilegi e il potere dei generali che sull’attitudine al comando e il genio strategico. L’intelligence, poi, sembrava piu’ concentrata a mantenere l’ordine - o fomentare il disordine quando necessario - all’interno e accaparrarsi enormi finanziamenti, che a raccogliere informazioni precise e attendibili sull’avversario, cosicche’ la reale potenza industriale e militare della Confederazione, probabilmente non erano veramente note. Infine la Confederazione avrebbe giocato in casa questo primo tempo della partita.

Tutte queste considerazioni pero’ parevano appartenere solo a Giovanni, le persone a lui sembravano preoccuparsi solo di aver finalmente l’occasione di schiacciare l’odiato nemico, o forse di assicurarsi una fetta di qualche appalto per la produzione di armi, quasi felici di essersi scrollate di dosso questo lungo, scomodo periodo di pace.

Che poi pace...

Le guerre c’erano state, certo venivano chiamate rivolte o insurrezioni, o magari pirateria, ma la realta’ e’ che si era combattuto eccome nello spazio nei quasi trecento anni da quando l’uomo aveva posato la pietra della prima colonia sulla Luna.

Giovanni lavorava nel corpo diplomatico Marziano durante la rivolta delle piccole colonie di Fobos e Deimos, supportate da alcuni grandi insediamenti Marziani. I ribelli erano riusciti a costruire una piccola flotta basata su navi cargo riarmate e adattate al combattimento e avevano assaltato un distaccamento della flotta terrestre che era in viaggio verso la terra. Giovanni era a bordo dell’incrociatore a capo della squadra quando i ribelli avevano attaccato di sorpresa, distruggendo una delle due cacciatorpediniere di scorta e danneggiando pesantemente l’altra, costringendo i superstiti alla ritirata. Il ricordo del rumore sordo dei proiettili delle railgun contro le corazzature dello scafo e le urla degli uomini che si trovavano nei compartimenti depressurizzati, che cessavano mentre l’aria lasciava il posto al vuoto, lo svegliavano ancora la notte. L’esplosione del reattore a fusione della Alexander che illuminava di luce accecante lo sfondo nero, cancellando in un minuscolo pezzetto di secondo le vite di duecento marinai, poi, la rivedeva ogni volta che chiudeva gli occhi.

Giovanni ringraziava ancora di non essere stato li due settimane dopo, quando la flotta spazzava via le navi dei ribelli, le truppe da sbarco in tuta corazzata penetravano nelle colonie delle lune, massacrando gli abitanti al loro interno, causando l’esplosione di un’intera cupola su Deimos, abitata da duemila poveri corpi lanciati nel freddo e nel vuoto dello spazio. Giovanni ringraziava anche di non aver dovuto vedere il bombardamento della citta’ di Spirit, nell’emisfero Sud di Marte, da parte di due corazzate terrestri. Tuttavia, un mese dopo, non aveva potuto evitare di essere testimone dei danni causati dalle bombe al plasma: di tutta la zona centrale, solo quattro edifici erano ancora intatti. L’intera zona era stata evacuata e continuava l’incenerimento dei corpi nei forni crematori mobili.

La stazione spaziale era ormai praticamente deserta. Nel giro di poche ore centinaia di navette avrebbero attraccato sui vari ponti e portato gli equipaggi e le truppe di terra, nei ponti di comando delle navi sarebbero incominciate le procedure di controllo, sarebbero state individuate le catene di comando e approntate le reti di comunicazione e finalmente le navi si sarebbero sganciate, sarebbero entrate in formazione e avrebbero fatto rotta verso Giove. Per il momento pero’ la maggior parte degli uomini erano ancora a Terra, a salutare le famiglie, gli equipaggi imbarcati ridotti al minimo. Anche cosi’ probabilmente sulla stazione e nella flotta ancorata si trovavano piu’ di cinquemila persone.

Giovanni si chiese cosa sarebbe successo alla terra. Sarebbe stata invasa? La Confederazione avrebbe preso il controllo di tutte le colonie? Oppure si sarebbe arrivati a una pace con pesanti sanzioni? Non importava, qualsiasi cosa era meglio della carneficina che si sarebbe svolta durante quella guerra. Un terzo della flotta terrestre era ancorata a quella stazione spaziale, un errore strategico madornale, uno di quegli errori che derivano dall’arroganza di chi si crede il piu’ forte. Uno di quegli errori che non lasciano scampo.

Giovanni guardo’ la valigetta a fianco alla sua gamba destra. Attraverso la stessa gamba percepiva il ronzio del reattore a fusione che alimentava l’intera struttura, posto al piano subito inferiore. Cosa avrebbe detto la storia di lui? Sarebbe stato dipinto come un traditore? Di sicuro, ma forse, forse, un giorno qualcuno avrebbe capito. Non importava nemmeno quello, in fondo era l’unica cosa che poteva fare. La mano in tasca rigiro’ fra le dita il piccolo telecomando.

Premette il pulsante.

venerdì 4 aprile 2014

Le cronache della bacchetta e della bicicletta, parte seconda


Abbiamo gia' parlato di come all'interno del PD sia considerato molto divertente sfracellarsi volontariamente. Chi per molti anni ha guardato al cosiddetto centro sinistra come a una possibilita' per il paese o almeno a una alternativa a Berlusconi, lo ricorda molto bene.

Oggi pero' c'e' Renzi.

Renzi rappresenta Il Cambiamento, un nuovo paese, una nuova classe politica e un nuovo PD. La riforma non puo' trascurare una parte cosi' importante del partito come l'autolesionismo e quindi e' finalmente finita l'era in cui - magari sotto elezioni - una figura di spicco decide di fare qualche gaffe mostruosa.

Basta, da oggi deve essere una azione pianificata e sopratutto coordinata.

Fino alla settimana scorsa la situazione e' tranquilla: il governo non fa un cazzo, il parlamento non fa un cazzo. Renzi e' riuscito a fare la riforma elettorale solo alla camera, una roba che avrebbe fatto scoppiare una guerra civile in qualsiasi paese del mondo e in qualsiasi epoca, con la scusa che abolira' il senato. Inaspettatamente la balla colossale e' passata e giornali e giornalisti sono tutti impegnati a cercare di capire se nel senato ci andranno a finire i sindaci, i consiglieri regionali o direttamente i portaborse.

Nel frattempo Repubblica decide che ormai si e' fatto trenta, butta nel cesso ogni parvenza di etica professionale e direttamente si inventa una intervista dove Grillo attaccherebbe Pizzarotti. A nessuno viene in mente di far notare che mai e poi mai Grillo darebbe una intervista a Repubblica, la balla passa e ci si prepara allegramente a parlare per un'altra settimana del fatto che il M5S sta per sfaldarsi.

Con le elezioni europee in avvicinamento, le cose non potrebbero andare meglio. Inaccettabile. Che fare? Chi ci salvera'?

Presto, dalla Boldrini!

 La stronzata che riesce a partorire e' talmente grossa che richiederebbe un cesareo, ma da lei, grazie al fatto di essere un ammasso putrescente di buonismo e banalita' tenuto assieme da un complesso di superiorita' spaventoso e un completo distacco dalla realta', scivola fuori con la facilita' con la quale il mio cazzo entrebbe dentro Cicciolina.

Riuscire ad alienarsi il voto di tutti gli albergatori d'Italia in quarantacinque secondi potrebbe sembrare un ottimo risultato, ma questo e' il Nuovo PD. Nello stesso giorno Decaro, il candidato sindaco del PD per Bari, lancia il suo nuovo travolgente spot elettorale.



Non credo che sia possibile aggiungere commenti significativi.

La mossa successiva e' il decreto svuota carceri, una serie di norme che si attendevano da anni. Alla pubblicazione del testo definitivo i giornali strombazzano la notizia che viene legalizzata la coltivazione della Marijuana. Festeggiamenti ovunque, gente che mette il figlio a dormire nello sgabuzzino inizia a montare le lampade nella cameretta. Finalmente qualcosa de sinistra. Peccato che sia una palla. Figura di merda clamorosa e delusione generale.

Infine si arriva a Giovedi' e l'idea geniale e' quella di mandare una pazza scatenata e isterica a Servizio Pubblico. La furbona si riscalda citando l'abolizione delle province, nonostante ovviamente sia una balla e viene sbugiardata in dieci secondi. Altra figura di merda da guinness dei primati.

Poi la tragedia.



Il filmato e' lungo, ma il dialogo da oscar puo' essere riassunto come:

«Eh, voi siete conservatori, capito? Conservatori. Non fate niente, niente. I cittadini sono scontenti. Non fate nulla. Non votate con noi. Non avete votato per la legge sul voto di scambio! Noi abbiamo votato il voto di scambio, voi no! Perche' non avete votato il voto di scambio? Perche'? Perche'? Perche'? Eh, perche' non avete votato il voto di scambio? Perche'? Perche'?»

«Perche' avete dimezzato le pene.»


«...»

L'effetto complessivo della settimana e' quello di un intero gruppone che durante una gara ciclistica arriva in vista del traguardo quando, improvvisamente, in perfetta sincronia, tutti i ciclisti muovono il braccio destro a prendere la pompa per gonfiare le gomme e se la infilano tra i raggi della ruota anteriore.

Il disastro che ne segue e' davvero indescrivibile, uomini ridotti ad ammassi sanguinolenti di carne e viscere, fusi in un ammasso indistricabile di acciaio e alluminio delle biciclette. Urla e gemiti, spettatori che vomitano, altri che piangono o fuggono spaventati.

Il giro rincomincia comunque la settimana prossima.